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Mi sono avvicinato al Lizard solo nel 2005, dapprima solo incuriosito dalle caratteristiche di questo canarino, “unico” nel suo genere del pur variegato panorama di razze e cromie di canarini.

All’internazionale di Catania ho ammirato con attenzione i soggetti esposti ed in me è balenato pian piano il desiderio di provare ad allevare questo canarino.

Come è mio solito fare sono subito andato a documentarmi sull’argomento, leggendo gli articoli di Giuliano Passignani pubblicati sul sito dell’associazione fiorentina e tutte le recensioni trovate nelle riviste del settore, in primis alcedo.

Ma la persona che devo ringraziare per avermi iniziato alla selezione del canarino dalle origini più antiche è sicuramente l’amico Giuliano Motta che nel novembre scorso a Reggio Emilia mi ha fatto dono di due bellissime coppie e soprattutto mi ha guidato con i suoi preziosissimi consigli al mio primo anno di allevamento del lizard.

Questo articolo si prefigge di sintetizzare l’insieme di nozioni apprese grazie alle letture sull’argomento dei più autorevoli ed esperti conoscitori di questo canarino che andrò a descrivere nella speranza che possano essere utili a chi si avvicina ed appassiona a questo particolare canarino.

Un po’ di storia

Giudicato tra i canarini di forma e posizioni lisci, è sicuramente la razza più atipica tra quelle classificate come “inglesi”. Avvolto in un alone di mistero, è forse l’unico canarino rimasto tale e quale nel corso dei secoli senza mai subire alcuna mutazione.

Le sue origini sono tuttora incerte e si possono fare solo supposizioni, anche se, alcuni caratteri possono far pensare ad una discendenza da ibrido fecondo di un fringillide asiatico.

Se così non fosse bisogna teorizzare allora una sua origine ancora più remota in quanto la sua prima apparizione segnalata risale alla seconda metà del 16° secolo quando fu importato in Inghilterra da alcuni profughi francesi che sfuggivano alle persecuzioni politico religiose dell’epoca. Pur essendo, il particolare disegno a scaglie, la sua caratteristica più importante, il Lizard è un canarino di forma e posizione. In effetti il dorso disegnato dalle scaglie simili a quelle delle lucertole, (da cui il nome “lizard”) ne fanno più un canarino da disegno che di forma e posizione.

Ma sappiamo bene che ci sono degli altri considerando che a giusta ragione lo fanno rientrare tra i cosiddetti “inglesi”. Inglesi che del resto furono i primi e per moltissimi anni i soli ad allevarlo.

Il lizard rischiò di scomparire ed estinguersi durante la prima guerra mondiale, e solo grazie all’intervento di alcuni allevatori si riuscì a salvaguardare la razza ridotta a poco più di 50 esemplari.

Erano i soci fondatori della “Lizard Canary Association” da cui dipende l’attuale standard.

Le caratteristiche e lo standard

E’ un canarino di piccola taglia dalla forma armoniosa e dal portamento tranquillo e fiero. Sul posatoio la posizione corretta deve essere a 45°.

Pur non essendo fatta specifica menzione nei criteri di giudizio FOI, è considerata ideale una lunghezza compresa tra i 12,5 e 13 cm..

La testa deve essere rotondeggiante e proporzionata al corpo, mai stretta o piatta in modo che possa dare il giusto supporto alla formazione della calotta.

Gli occhi di un nero brillante, becco corto e conico il più scuro possibile, così come le zampe e le unghie.

Una linea sottile e retta formata da piccole penne nere (ciglia) separano l’occhio dalla calotta.

Il petto deve essere largo e tondeggiante e presentare delle striature “Rowings” nette ed allineate che partono da sotto il becco fino al sottocoda interessando anche i fianchi.

Queste marcature scure formano delle scaglie distinte a forma di falce e sono, generalmente più evidenti nelle femmine, meglio ancora nei soggetti argentati. Infatti il colore di fondo nei lizard può essere “dorato” corrispondente all’intenso oppure “argentato” corrispondente al brinato. Il dorato si presenta con un colore di fondo ramato giallo oro, brillante ed in ogni sua parte il più possibile carico ed uniforme.

I soggetti con tonalità giallo limone, contrariamente a quanto avviene nel lipocromico giallo va invece scartato e non utilizzato per la riproduzione. Nell’argentato è importante che ci sia la massima uniformità nella distribuzione della brinatura ed il fondo è più chiaro, ancora maggiormente nelle femmine.

La C.O.M. accetta anche la colorazione artificiale così come i lizard “blu”, che pur essendo molto belli presentano del bruno in eccesso, particolare che va in contrasto con la tendenza ad ottenere un canarino il più nero possibile. Il piumaggio del lizard è vellutato, morbido e compatto negli argentati mentre si presenta setoso nei dorati e deve dare un effetto di luminosità per mettere maggiormente in evidenza il disegno dorsale.

Le penne copritrici devono formare un disegno quasi nero che va a raccordare la schiena con le remiganti. Il disegno dorsale è nella scala dei punti, la parte più importante del giudizio con i suoi 25 punti. Il dorso è ricoperto da scaglie “Spangling” formato da una sovrapposizione di penne scure a forma di mezzaluna , nette e parallele con contorni precisi e che finiscono con un orlatura più chiara.

Queste non devono apparire come binari neri continui ma ogni scaglia deve essere netta e separata dalle altre.

Le scaglie che partono dalla fine della calotta arrivano ingrandendosi progressivamente fino alla copertura delle ali. Nei soggetti non provvisti di calotta, le scaglie devono essere presenti ugualmente ed anche se più piccole dovrebbero ricoprire completamente la testa.

La calotta è uno dei caratteri distintivi di questo affascinante canarino. Di forma ovale e con un contorno netto ben delimitato, di colore giallo oro (più intenso soprattutto nei soggetti dorati). La calotta inizia dalla parte superiore del becco e ricopre la testa fino alla nuca con regolarità e senza interferenze di piume scure.

Così deve essere una buona calotta netta.

Non tutti i lizard hanno la calotta netta, anzi è necessario che in ogni allevamento siano presenti anche dei lizard senza calotta e con la calotta interrotta per poter allestire in maniera corretta le coppie da mettere in riproduzione. Nelle calotte interrotte è necessario che le piume chiare presenti restino all’interno del limite stabilito della calotta senza debordare al di fuori della calotta cranica. In mancanza di calotta il lizard deve presentare nella testa un buon disegno a scaglie. Non è facile comunque trovare soggetti perfetti con questa caratteristica, anche perché c’è la tendenza ad ottenere il maggior numero possibile di soggetti con calotta netta.

Da qui un conseguente aumento di lizard con calotte debordanti. Forse sarebbe il caso che venissero suddivise le categorie così come avvenuto per altre razze. Questo favorirebbe un miglioramento qualitativo nella selezione dei soggetti senza calotta. Generalmente, un lizard calotta netta viene preferito ed è più appariscente rispetto ad uno senza calotta, ma in sede di giudizio entrambi hanno le stesse identiche possibilità di affermarsi in una esposizione.

Le ali e la coda devono tendere il più possibile al nero, senza schiarite e ben chiuse sul dorso senza che queste si incrocino o siano cadenti. Un orlatura bronzo-giallastra nella parte terminale di queste penne è comunque presente. Importante che questa si veda il meno possibile come fondamentale è evitare che queste penne vengano strappate accidentalmente in quanto ricrescendo presenteranno un orlatura apigmentata che ai fini espositivi sarà penalizzata. I difetti principali riscontrabili nel lizard sono sinteticamente descritti in questo disegno di G. Passignani

L’allevamento

Il lizard ha mantenuto inalterato nel tempo il suo fascino ed è da sempre apprezzato da molti allevatori per la sua bellezza e per la sua rusticità.

Razza abbastanza prolifica, dimostra essere anche un ottimo allevatore della prole ed i suoi piccoli crescono più rapidamente rispetto alla media dei suoi simili. L’accoppiamento classico è dorato x argento avendo cura di tenere conto anche del tipo di piumaggio.

Per quanto riguarda la calotta, non accoppiare mai due calotta netta da cui avremmo prole sicuramente con calotte debordanti.

Preferibile invece compensare, accoppiando calotta x senza calotta o calotta x calotta interrotta e comunque affidandosi all’intuito ed alle sensazioni supportate dalla giusta esperienza che si acquisisce negli anni, tenendo sempre presente che l’esito non è mai scontato ed è legato sempre ad una certa dose d’imprevedibilità.

Diciamo comunque che un corretto accoppiamento in base al fattore calotta darà prole con peculiarità rientranti entro i parametri standard, quindi calotte nette o quasi nette, calotte imperfette o quasi imperfette e senza calotta, ma quasi mai calotte debordanti.

Per la particolarità del piumaggio è necessario evitare che in fase di svezzamento e muta vengano strappate le penne per cui è consigliabile porre la dovuta attenzione già prima dell’uscita del nido ed alloggiare i novelli in voliere spaziose e poco affollate.

Fornire costantemente delle spighe di panico per evitare la pica può essere utile, tenendo comunque in debito conto che i migliori soggetti, già dalle prime fasi di crescita dovrebbro presto essere trasferiti e posti in gabbia singola, preferibilmente da esposizione.

Avere a disposizione gli spazi sufficienti per garantire un ottimale muta non è sempre possibile e questo forse, è uno dei motivi che non favoriscono la sua diffusione negli allevamenti italiani.

Una ottima ossidazione fa parte del patrimonio genetico del ceppo di provenienza. Si può comunque favorire l’ossidazione di becco, zampe ed unghie con una adeguata esposizione al sole dei soggetti durante il periodo della muta e con una appropriata alimentazione ricca di sostanze che apportino lucentezza e brillantezza al piumaggio.

Utili allo scopo alcune piante, tra queste il “Poligono del Turkestan” presente nelle regioni del nord italia e che fiorisce da giugno a settembre tra 0 e 500 mt. di altitudine.

Bisogna sempre e comunque che i soggetti abbiano già nel proprio DNA questa caratteristica per poterla poi trasmettere alle future generazioni.

Isidoro Bruzzese © giugno 2006